
Perché tre lingue in Albania
Albanese per il mercato locale e il Kosovo. Italiano per turisti, acquirenti di immobili, pazienti, aziende italiane, la diaspora in Italia: il primo mercato straniero. Inglese per tutti gli altri: polacchi, tedeschi, scandinavi, inglesi, investitori. Per le aziende con clienti stranieri, ogni lingua aggiunta bene è un mercato nuovo con poca concorrenza.
Cosa significa “scritto per il mercato”
La pagina in italiano “Hotel a Saranda” non è la traduzione di “Hotel në Sarandë”. Parla all’italiano: come si arriva da Bari, perché Saranda rispetto a Corfù, i prezzi rispetto alla Puglia, l’italiano parlato in hotel, il cibo. Le parole chiave sono quelle che cerca l’italiano, non la traduzione di quelle albanesi. Google la posiziona perché è contenuto vero; il cliente la legge perché parla a lui.
Perché la traduzione automatica danneggia
Google riconosce il testo tradotto a macchina e non lo posiziona: per lui è contenuto duplicato di bassa qualità. Il cliente lo riconosce dagli errori e perde fiducia: un hotel con un italiano sbagliato sembra trascurato. E le parole chiave sbagliate non compaiono per le ricerche vere. Il bottone di traduzione è peggio di nessuna lingua.
La struttura degli indirizzi
Una cartella per lingua: /it/ e /en/ con l’albanese nella radice, o il contrario secondo il mercato principale. Ogni pagina ha la sua versione: /sherbimet/seo/, /it/sherbimet/seo/, /en/sherbimet/seo/. I nomi delle cartelle possono restare in albanese o essere tradotti; l’importante è la stabilità e i redirect se cambiano. Mai parametri (?lang=it): Google non li tratta come pagine a sé.
Hreflang
Ogni pagina dichiara le sue versioni nelle altre lingue con i tag hreflang, perché Google mostri all’italiano la versione italiana e non quella albanese. Senza hreflang, Google confonde le versioni, le considera duplicate e non ne posiziona nessuna. È il dettaglio tecnico che la maggior parte dei siti albanesi multilingua non ha, e che decide metà del risultato.
Titoli, descrizioni, immagini
Ogni versione ha titolo e descrizione nella sua lingua, scritti per le ricerche di quel mercato. I testi alternativi delle immagini in lingua. I nomi dei file possono restare gli stessi. Menu, bottoni, messaggi di errore, pagina di ringraziamento: tutto nella lingua della versione. Un dettaglio in albanese sulla pagina italiana rovina l’esperienza.
Moduli e risposte
Il modulo in italiano invia un’email che indica la lingua del cliente. La risposta dev’essere in italiano, entro 24 ore, da qualcuno che lo parla. Il sito promette tre lingue; l’azienda deve mantenerle: una persona per l’italiano, una per l’inglese, almeno con testi pronti. Senza, il sito multilingua porta clienti che se ne vanno delusi.
Il profilo Google per lingua
Google Business Profile permette la descrizione in più lingue e mostra le recensioni nella lingua di chi cerca. Le recensioni in italiano sono quelle che pesano per gli italiani: chiedetele in italiano. I post sul profilo si possono alternare. Nome, indirizzo e telefono uguali in tutte le versioni del sito.
Chi scrive
Albanese: qualcuno che conosce l’azienda. Italiano: un copywriter italiano o bilingue che conosce il settore (non uno studente di italiano). Inglese: lo stesso. L’agenzia deve dire chi scrive ogni lingua. Il costo dei testi in tre lingue è la parte più grande del sito multilingua, e quella che porta il risultato.
I costi
Una lingua aggiunta scritta costa quanto una buona parte del sito base: sono 20-30 pagine di testo nuovo, non un modulo. Per un sito aziendale, tre lingue scritte raddoppiano il costo di una lingua e triplicano i mercati. Per le aziende turistiche, immobiliari e mediche, il ritorno è immediato: i clienti stranieri pagano di più.
La manutenzione in tre lingue
Ogni pagina nuova o modifica va fatta in tre versioni: la nuova offerta, il nuovo prezzo, l’articolo del blog. Chi lo dimentica lascia la versione italiana con l’offerta dell’estate scorsa. Il calendario dei contenuti segna le tre versioni. Il blog può avere articoli diversi per lingua, secondo il mercato.
Gli errori
Il bottone di traduzione automatica. Un’unica pagina “per gli stranieri” in inglese. Niente hreflang. Indirizzi con parametri. Testi tradotti parola per parola con parole chiave albanesi. Menu in albanese sulla pagina italiana. Modulo in italiano con risposta in albanese. Versione italiana lasciata senza aggiornamenti. Aggiungere una lingua perché “costa poco”: se costa poco, è tradotta a macchina.
Esempio: agenzia immobiliare a Valona
Prima: sito in albanese con il bottone di Google Translate, zero richieste da Google italiano. Il lavoro: 30 pagine in italiano scritte per gli italiani (le zone, come comprare, i costi, l’agenzia), 30 in inglese, hreflang, moduli con la lingua, un’agente che risponde in italiano, recensioni in italiano. Dopo sei mesi: prima pagina su Google italiano per le ricerche di zona, 40 richieste al mese dall’Italia, metà dei clienti stranieri dal sito.
Domande frequenti
Basta il bottone di Google Translate?
No: Google non lo posiziona e il cliente perde fiducia. È peggio di nessuna lingua.
Devo tradurre tutto?
Le pagine dei servizi e delle zone sì, scritte; il blog può variare per mercato.
Quanto costa una lingua aggiunta?
Quanto una buona parte del sito base: sono testi nuovi, non un bottone.
Chi deve rispondere ai moduli in italiano?
Qualcuno che parla italiano, entro 24 ore. Altrimenti il sito porta clienti che se ne vanno.
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